Il Guerriero malinconico > Rasa di Varese
A pochi passi da Varese

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INTRO:

Il “Pensatore”, così come erroneamente l’avevo battezzato la prima volta che lo vidi, mi è apparso d’improvviso in uno dei primi allenamenti verso il Monte Legnone.

Questa maestosa opera scultorea mi lasciò meravigliato, perché non pensavo di trovarmela davanti in quel sentiero poco battuto e perché ne ignoravo l’esistenza e il significato, non conoscendo la sua storia che è strettamente legata a quella del Villaggio Cagnola che si trova poco più a valle, alla Rasa di Varese.

GEOLOCALIZZAZIONE:

La Rasa, come familiarmente viene chiamata, è un piccolo paesino poco distante da Varese, adagiato lungo il corso del fiume Olona, che qui trae origine dalla sua sorgente principale; è stretto tra le vette del Monte Legnone e Monte Pizzelle ad ovest, facenti parte del Massiccio del Campo dei Fiori, e dal Monte Chiusarella a sud-est.

Per giungere al “Pensatore” scelgo di partire dal passo della Motta Rossa, in Val di Rasa, che mette in comunicazione l’alta valle Olona con la Valcuvia e mi avvio verso il paese, sempre molto suggestivo da attraversare, tra le stradine strette e acciottolate del centro storico, dove ci si può abbeverare alla fontana di acqua fresca che si trova poco oltre la chiesa di Santa Maria degli Angeli.

Oltrepassata la Rasa giungo al Villaggio Cagnola, così chiamato dal nome di chi compì i lavori di realizzazione, Albino Cagnola, che prima bonificò la zona paludosa creando il pozzo per convogliare le acque della sorgente dell’Olona e dopo edificò la villa padronale ed il parco adiacente.


INTRO STORICA:
La Villa in stile Liberty, è stata costruita nei primi anni del ‘900, in questa nuova forma d’arte, che deriva
dalla corrente francese Art Nouveau, in Italia ribattezzata appunto Liberty o Arte Floreale, che traendo ispirazione dalla natura si articola in un susseguirsi di motivi floreali e zoomorfici che si diffusero sia in architettura che in tutte le arti applicate.

La villa venne poi regalata da Albino al fratello Amedeo. Alla prematura scomparsa del figlio di
Amedeo, Sandro, tutto il complesso venne donato nel 1938 al Comune di Milano allo scopo di diventare un luogo di riposo per mutilati.
Venne in seguito adibita a villaggio per l’educazione dei ragazzi, fino a quando, nel 1964 fu completamente abbandonata. Solo pochi anni fa l’ente proprietario Parco Campo dei Fiori realizzò un’opera di sostanziale recupero del sito.

INTRO NATURALISTICA:

Il parco della Villa accoglie i visitatori in un giardino originariamente organizzato “all’italiana”, che però già nella prima salita verso il tempietto cambia aspetto, diventando sempre più una sorta di parco roccioso dove le costruzioni antropiche e la natura si fondono armonicamente. 

 

AVVIO TRACCIA (PERCORSO):

Proseguo lungo la strada bianca che con dolce pendenza risale le pendici del Monte Legnone, intersecata da scalette di pietra che ne accorciano il tragitto. Ad un certo punto mi ritrovo di fronte al “Vittorioso” come ho poi scoperto chiamarsi quest’opera. L’imponente e scenografica scultura bronzea ad opera di Ernesto Bazzaro, dedicata al figlio morto in guerra, rappresenta un guerriero in stile neoclassico, che seduto nella sua nicchia granitica con l’enorme scudo greco appoggiato ai piedi, guarda con malinconica contemplazione verso valle.

Come sempre quando passo di qua, rimango anch’io per un po’ in contemplazione...

Lascio “Victor” per arrivare poco dopo ad un pianoro, con la casermetta di ricovero in disuso, dal quale con uno stretto sentiero quasi fagocitato dalla bassa e pungente vegetazione, arrivo sul Monte Legnone. 
Superata la vetta, inizio a perdere quota e mi addentro nel sottobosco, facendomi guidare nell’esigua traccia da smarriti bolli gialli sulle piante e sui sassi, segno evidente che questo sentiero era un tempo battuto, e con una piacevole discesa tra faggi e betulle arrivo al passo Varrò.

Risalgo il bosco in maniera quasi verticale, visto la pendenza sempre più importante, continuando a seguire i bolli gialli. In breve tempo guadagno la cima di questa cresta che mi porta al Monte Pizzelle: la vista spazia in ogni dove e la palestra di roccia, meta ambita per gli arrampicatori,, e lì a portata di mano. Raggiungo in breve tempo il passo delle Pizzelle per iniziare la discesa per la che prima ripida e via via sempre più dolce mi porta all’abitato di Brinzio.

Durante la discesa si può scorgere il complesso di grossi massi, denominato Masso Erratico della Val d’Intrino, testimonianza delle antiche glaciazioni che qui hanno lasciato profonde tracce.

Una bella sterrata, che in questa parte coincide con la Via Francisca del Lucomagno, costeggia il laghetto di Brinzio (dal 1984 ricompreso in Riserva Naturale Orientata, tutelata dal Parco Regionale Campo dei Fiori, che proprio a Brinzio ha la sua sede) e mi riporta alla Motta Rossa da dove ero partito.

Qui si chiude il mio percorso  di 11 km, a tratti impegnativo, visti i circa 600 metri di dislivello che si superano, tra scorci panoramici e punti storico-naturalistici.